
“Non è più sostenibile l’atteggiamento assunto dalle associazioni datoriali Aiop e Aris. Dopo anni di attesa, non è accettabile che il rinnovo contrattuale venga ancora subordinato alla richiesta di ulteriori risorse pubbliche o alla revisione dei meccanismi tariffari. La Sanità privata e le RSA rappresentano una parte rilevante del sistema di cura del Paese. Non è pensabile che qualità dell’assistenza, dignità professionale e diritti contrattuali continuino a essere trattati come variabili dipendenti dagli equilibri economici delle imprese”.
Lo hanno scritto unitariamente i sindacati confederali (la CISL FP insieme a FP CGIL e UIL FP) a supporto della richiesta formale, appena inviata, di incontro urgente al Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e al Presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, sulla vertenza per il rinnovo dei contratti della Sanità privata e delle RSA, che riguarda migliaia di lavoratrici, lavoratori e professionisti impegnati ogni giorno nell’assistenza, nella cura e nella continuità dei servizi ai cittadini.

I sindacati confederali riconoscono che il Governo ha svolto in questi mesi una azione di mediazione, tuttavia, sul piano concreto, alcune scelte stanno andando nella direzione opposta rispetto alla necessità di ricomporre la vertenza.
Tutto questo scava un solco ancora più profondo tra lavoratori, istituzioni e parti datoriali, anziché creare le condizioni per una soluzione equa e dignitosa. La Sanità privata e le RSA rappresentano una parte rilevante del sistema di cura del Paese. Parliamo di personale che, pur dipendendo da soggetti privati, opera in strutture accreditate e garantisce ogni giorno prestazioni rese per conto del Servizio sanitario nazionale, assicurando quindi un servizio pubblico essenziale alle cittadine e ai cittadini.
L’incontro urgente che richiediamo è dunque finalizzato ad individuare soluzioni che consentano di superare una vertenza ormai annosa e di garantire il regolare rinnovo dei contratti collettivi del settore. È necessario riaffermare con chiarezza un principio: nessun modello sanitario può reggersi sulla compressione del valore del lavoro. La qualità dell’assistenza, la dignità professionale e la tenuta dei servizi passano anche dal rispetto dei contratti e dal loro rinnovo nei tempi dovuti. Non può esistere un sistema in cui chi garantisce prestazioni pubbliche attraverso strutture accreditate viene trattato come personale di serie B, con diritti e retribuzioni sempre più distanti da quelli del personale pubblico.
Nel comunicato unitario di FP CGIL, CISL FP e UIL FP è scritto in modo chiaro che “in assenza di risposte e del superamento del silenzio da parte di tutti i soggetti coinvolti, si valuteranno ulteriori iniziative di mobilitazione, dando continuità al percorso già avviato con lo sciopero nazionale del 17 aprile scorso”.